4ª B ultimo piano

PICCOLE STORIE ILLUSTRATE DALL'AUTRICE

Nuovo prodotto

ISBN 9788895631035

€ 12,00

Condividilo su:

L'autrice, maestra per vocazione, è stata per quarant'anni un'attenta osservatrice del comportamento infantile e ne ha fatto l'argomento di gustodi bozzetti e numerosi diari scolastici.

4ª B ultimo piano raccoglie i momenti più spiritosi e toccanti del rapporto di un'insegnante con più generazioni di alunni: storie tratte dal quotidiano, tra tenerezze e ingenuità, curiosità e buonumore.

Pagine96
Formato12x21 cm
Anno2007
  • Maria Grazia Linares

    Maria Grazia Linares è nata a Firenze dove, per tutta la sua carriera, ha insegnato alla Scuola "Cesare Battisti". Appassionata di grafica fin dall'adolescenza, illustra personalmente i suoi scritti. Ha pubblicato Memorie di una vecchia bambina (Vercelli 1994) con cui nel 1992 aveva ricevuto una segnalazione di merito al Concorso dell'Archivio Diaristico di Pieve S. Stefano. Nel 1994 ha conseguito il 3° premio nel concorso La Rosa di Vercelli con Storie di bambole. Nel 2007 è uscito 4ªB ultimo piano (Florence Art Edizioni), divertentissimo diario di un anno di scuola. Nel 2008 ha pubblicato Lo chiamavano Cavallo Pazzo (Florence Art Edizioni), accurata biografia del famoso capo dei Sioux Oglala. Nel 2011 Se mi vedi, non guardarmi (Florence Art Edizioni). Nel 2010 ha pubblicato il romanzo Di guerra si muore (Florence Art Edizioni) e nel 2013 ha pubblicato il libro Scopri Firenze (Florence Art Edizioni) per collana Saggi e Ricerche.

    Vedi tutti i libri di Maria Grazia Linares

dalla Recensione di Vera Franci Riggio:

«La particolarità di questo libro consiste nel mettere a fuoco l'aspetto ludico dell'insegnamento. Elemento importante se anche i Pitagorici negavano l'ammissione alle scuole di filosofia a coloro che non erano già stati introdotti allo studio della musica. E ciò per indicare che la forma giocosa, leggera dell'apprendimento, nella sua prima fase serve a fare accettare l'indubbia durezza dei contenuti da trasmettere, soprattutto in seguito.

Il titolo fornisce subito una collocazione (spazio-temporale). La veste editoriale (un plauso alla casa editrice) è in armonia con il contenuto: fresca, allegra, accattivante: invita a leggere e quindi ad accostarsi all'indubbio problema educativo, senza il preconcetto radicato che la scuola è soltanto la palestra dove si esercita l'autorità del docente: luogo di prevaricazione, noia, esaltazione nefasta e dolorosa del “dovere” inteso come imposizione di qualcosa di estraneo, nel quale perciò non ci si identifica e che, conseguentemente, si rifiuta.

Il libro in questione propone il diario di un anno scolastico di Scuola elementare e qui è doveroso sottolineare e chiarire il termine “elementare” nel vero senso di basilare, fondamentale. Scuola elementare perciò come scuola di base come fondamento degli studi futuri, poiché come ricorda Massimo D'Azeglio nei Miei ricordi: “Tutti siamo d'una stoffa nella quale la prima piega non scompare mai più”.

Ed il termine “maestro” con il quale si definisce il ruolo dell'insegnante nella scuola elementare, mi sembra tanto più significativo e definito del generico insegnante, appunto, o professore (con una lieve sottolineatura di superiorità, diciamocelo pure). Gesù di Nazaret è il “Maestro” per eccellenza, colui che insegna a chi deve insegnare (perdonate il bisticcio di parole) a non imporre il sapere, né a trasmetterlo con arroganza, ma a farsi compagno di chi ascolta (senza però dimenticare di essere guida), per aiutarlo a scoprire in sé quello che già possiede, sotto forma di potenzialità e fornirgli i mezzi per realizzare tutto ciò.

Il libro di M. Linares ci racconta perciò la storia di un anno di scuola, dove l'esperienza di insegnamento viene rivissuta e raccontata più che agli altri, a se stessa, con fedeltà e semplicità, senza quell'esaltazione e quell'enfasi che giocano quasi sempre un ruolo negativo nella dinamica del ricordo.

Ma attenzione non è un divertissement, non è un libro per “passare il tempo” facendo sorridere e magari anche ridere, qualche volta. Insegnare e fare l'insegnante (il maestro soprattutto) è una cosa tremendamente seria.

Un errore (magari in buona fede) del proprio lavoro, può compromettere in maniera definitiva lo “sbocciare” di quelle tenere menti; non solo al sapere, tout-court, ma alla giusta comprensione del significato autentico della vita, del sacrificio, del rapporto con se stessi e con gli altri. Educazione alla vita, insomma!

I bozzetti sono dell'autrice e illustrano piacevolmente e con grande efficacia la narrazione.

Così l'immagine diventa veramente esplicazione visiva delle stesse immagini mentali che la scrittura ha suscitato. Illustrazione quindi non come abbellimento (o perlomeno non soltanto), ma doveroso spazio concesso alla natura evocativa della parola.

E questo ha un esito tanto più felice in quanto l'autore della parte grafica è il medesimo del testo (ricordiamo i bozzetti di Fellini).

C'è inoltre nell'opera di M.G. Linares, una forte dose di ironia e autoironia che non deve essere equivocata con il superficiale: “prendere in giro”, ma intesa quale tendenza e capacità di ridimensionare la realtà narrata e prenderne così quel distacco, tanto più necessario, quanto più l'esperienza è stata coinvolgente. E' stata data evidenza inoltre, al di là della giocosità dell'atto educativo primario, all'importanza dell'amore nell'assolvere questo compito. E questo a tutti i livelli di insegnamento. Anzi, l'insegnare è esso stesso un atto d'amore. Da sottolineare, inoltre, l'importanza conferita ad uno degli aspetti fondamentali dell'insegnamento, la capacità, o meglio la necessità di destare nell'alunno quella curiosità che è propedeutica all'apprendimento.

Ogni giornata del diario è conclusa dal ricordo particolare di un alunno, anche del passato, perché il ricordo collega sempre in un unicum le nostre esperienze, senza sovrastrutture artificiosamente divisorie. L'ingenuità di tali racconti non è da intendere come sprovvedutezza, ma come spirito fiduciosamente aperto alla vita (e tale è quello dei bambini), sorretto in ciò da quell'ignoranza, non del sapere, ma delle inutili, maliziose macchinazioni con le quali l'adulto copre la verità.

Il buonumore, l'ottimismo sono certamente grandi doti di M.G. Linares, anche se (e me lo aspettavo perché è del vero insegnante) tale atteggiamento si appanna e si incrina, in fondo, in quel malinconico e tenero: “Può darsi, a volte ritornano”.»

dalla Recensione di Annalisa Macchia, scrittrice e insegnante:

«Ho appena letto il delizioso libro IV B ultimo piano di Maria Grazia Linares. Non ho avuto il piacere di conoscere personalmente l'autrice, ma dalla lettura di queste pagine la sua figura emerge chiara e limpida. Maestra per quarant'anni. Non era necessario aggiungere “per vocazione”; se così non fosse stato questa piccola, gioiosa opera non sarebbe mai nata. Abituati ad un panorama letterario cupo e povero di valori, se non quelli legati ad una società consumistica che impone sempre più le sue regole, stupisce quasi ritrovarsi a leggere pagine come queste; è come bere un sorso di acqua fresca in un'estate torrida. Apparentemente persona semplice, in realtà l'autrice dimostra di essere una vera professionista della scuola, capace di infondere scienza ed affetto (ricambiato) ai suoi alunni senza far pesare la cultura, anzi prodigandola con il sorriso dell'ironia. Sono veramente tanti i momenti commoventi e le trovate spiritose ripescati con nostalgica perizia nell'arco dei suoi quaranta anni di attività “in prima linea” e affidati con una brillante scrittura a questa sorta di diario affettuoso che, nella sua autenticità, mette in luce un rapporto maestra-alunni davvero raro ed invidiabile. Una consegna culturale costruita con umiltà sulla base di amore e rispetto reciproci, improntata alla pazienza, all'ottimismo e al buonumore: ingredienti sempre più difficili da trovare ed amalgamare nell'attuale mondo scolastico, troppo frequentemente travolto da una non di rado discutibile, frenetica volontà di rinnovamento. Generati dalla stessa mano felice, arricchiscono ulteriormente le piccole avventure della classe, garbati e teneri disegni. Immagini che parlano la stessa lingua delle pagine scritte. Con i segni di un lapis e sparpagliate parole a stampatello la storia, di tanto in tanto, si arresta ed offre al piccolo, ma auguriamoci anche grande, lettore un'occasione in più per godere del clima festoso che anima ogni pagina di questa illuminante testimonianza.»

Forse ti interessa anche